I’ve been all over the world and I’ve never seen a statue of a critic."
— Leonard Bernstein
(Fonte: swiss-miss.com)
I’ve been all over the world and I’ve never seen a statue of a critic."— Leonard Bernstein
(Fonte: swiss-miss.com)
da Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke
Sembra incredibile, ma i tagli dei finanziamenti rischiano di far sospendere il Servizio Bibliotecario Nazionale (Sbn), il tessuto nervoso/informativo che tiene unite le biblioteche italiane.
Un’informazione senza il modo di accedervi non è un’informazione, non è cultura, non è vita.
Scrive Gianluca:
L’Opac Sbn è nato nel 1997, in concomitanza con l’arrivo di internet nel nostro paese: praticamente non è mai esistita un’Italia in rete senza il suo catalogo pubblico online.
Le conseguenze di una perdita del genere sono chiare a chiunque abbia scritto una tesi di laurea o abbia dovuto stilare una bibliografia per qualsiasi motivo: sostanzialmente, significherebbe dover cercare un volume sul catalogo di ogni singola biblioteca pubblica, da Aosta a Palermo. Più ancora, pensare a una rete bibliotecaria senza un catalogo collettivo del patrimonio librario è come pensare a una enorme biblioteca senza un’indice o al web senza motori di ricerca: una massa di informazione inservibile.
F. Scott Fitzgerald once drew a picture of the party in Paris (arranged by Sylvia Beach) at which he met his hero, James Joyce.
“Sylvia Beach hosted a dinner party in order that F. Scott Fitzgerald, who worshipped James Joyce, but was afraid to approach him, might do so. Out of nervousness or champagne, Fitzgerald greeted his hero by dropping down on one knee, kissing his hand, and declaring, How does it feel to be a great genius, Sir? I am so excited at seeing you, Sir, that I could weep.”
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Hamlet Black Leggings. Shakespeare’s longest play and one of the most influential tragedies in English literature. Haven’t read it yet? You prob should - it has treachery, romance (sort of…), ghosts, conspiracy, murder and madness.
And I don’t want to ruin anything for you, but they play is the thing wherein he catches the conscience of the king.
$75.00 AUD
Ma troppo mutati sono la situazione, il contesto, la struttura della società, perché l’attività del critico possa ancor essere quella di un mediatore tra il gusto delle élites e la capacità di intendimento del pubblico di massa: una funzione che è sorta a fine Settecento a seguito del tracollo del sistema dei generi, del sorgere dello stato nazione modernamente inteso, del contraddittorio affermarsi di una società democratica quanto ai diritti ma ancora profondamente gerarchica quanto all’estetica. La rovina di questo tipo di critica era del resto già prevista fin dalla sua genesi nelle Illusioni perdute di Balzac, dove si mostra genialmente come la diffusione delle affiches, e cioè della pubblicità, mandò da un giorno all’altro in soffitta il potere effimero delle recensioni teatrali. Cose note e ripetute. Colpisce se mai che ci sia ancora qualcuno che ci creda: il critico come distributore di bollini, certificati, tre forchette. Blanda allucinazione, malafede, lutto per la perdita di una posizione di prestigio? Mi chiedo piuttosto se non sia il caso di rovesciare dialetticamente la malinconia, cercando opportunità fin qui nemmeno mai intraviste in una situazione che ha reso la parola del critico “quodlibetale”, qualunque, disarmata come quella di chiunque altro. A mani nude. Una contraddizione inizialmente vitale ma alla lunga mortifera ha insidiato infatti il discorso della critica (non solo letteraria: della Critica tout court, come habitus, postura esistenziale prima che culturale; qualcosa come un sinonimo di Modernità): il concubinato non risolto col principio suo opposto, ovvero il carisma. Implicito nel gesto critico era l’imperativo: penso da me, cammino eretto, esco dallo stato di minorità, mi servo della mia propria intelligenza (così Kant nel 1782); e invito voi lettori a fare altrettanto. Fatelo, perché lo dico io che la so lunga, e non a caso mi chiamo Voltaire, Sartre, Ruskin o Leavis o chi volete. Contraddizione in termini, doppio vincolo, analogo a quello che dica a un altro: sii spontaneo! La critica nasce dalla messa in crisi del principio di autorità, eppure rischia sempre di diventare autorità a sua volta. Il grande critico si trasforma allora in colui che dice il bene e il male, impone canoni, decreta successi, elargisce eternità… Dobbiamo davvero rammaricarci che questo sia finito?"— Daniele Giglioli da Cinque domande sulla critica, “Allegoria” n. 65/66.
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A manuscript page from a novel in progress by Kazuo Ishiguro (via theparisreview).
Lukács, si dice, sentendosi in punto di morte, chiamò al suo capezzale Agnes Heller, allieva prediletta, e le sussurrò: “Aver studiato e riflettuto tanto, e non aver capito la sola cosa veramente importante!” 